Le mie immagini in video... (Regolate il volume sui toni medi)
Immagini di Civita di Bagnoregio, la città sospesa... in un'altra dimensione, sul paesaggio lunare della stupenda valle dei calanchi.
Ancora vitale e pulsante, per la tenacia e l'amore della gente che qui vive, senza lo stress e gli affanni della nostra dimensione.
Bellissima, si raggiunge solo a piedi, attraverso un lungo ponte ... da vertigini...
E voi, potreste vivere in un posto così?
Anna righeblu ideeweekend
Itinerari: Bagnoregio - Civita di Bagnoregio - Lubriano - Castiglione in Teverina - Lago di Bolsena - Bomarzo
lunedì 23 marzo 2009
mercoledì 18 marzo 2009
Pitigliano – città sul tufo

Dopo una serie di curve, tra monti e boschi della Maremma, ecco apparire Pitigliano, splendida, antica città arroccata su uno sperone di roccia tufacea.
Gli archi dell’acquedotto mediceo svettano leggeri sul bordo della rupe e fanno da cornice al complesso di edifici che, dalla Piazza della Repubblica, dominata dall’imponente Palazzo Orsini, si snodano lungo l’abitato.
Il borgo, d’impianto medioevale, è percorso da brevi scalinate, piccole corti e loggette e da stretti vicoli che portano sugli strapiombi laterali, dove la vista può spaziare su magnifici panorami. Tra i monumenti da visitare: il Duomo con il massiccio campanile, fontane, chiese e i resti della sinagoga della comunità ebraica che, per la sua notevole influenza, nell’Ottocento valse alla città il soprannome de “La piccola Gerusalemme”.
Arrivati all’estremità del borgo, lungo i vicoli, è possibile ammirare le caratteristiche cantine scavate nella roccia.

In questi giorni (14 – 15 – 19 Marzo) si svolge a Pitigliano la tradizionale Torciata di San Giuseppe che terminerà domani, nella ricorrenza del Santo, con il corteo storico in costume.
Lungo il percorso sono portate in processione delle grandi torce, fino al centro della città, dove, per rievocare il rito pagano propiziatorio dell’arrivo della Primavera, viene bruciato un enorme pupazzo, che rappresenta l’”Invernacciu”, l’inverno che ormai muore.
Anna righeblu ideeweekend
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lunedì 16 marzo 2009
Meme - le 5 cose di cui non posso fare a meno

Dopo un periodo di pausa, ecco un invito per un “Meme”.
La proposta arriva da Marina, alla sua prima esperienza in fatto di meme e io accetto e pubblico molto volentieri!
Ecco l’elenco delle mie “5 cose di cui non potrei fare a meno”:
1. Il caffè (tanto!) della prima colazione! Con latte, torta casalinga e marmellata…
2. I libri; se sono in viaggio, preferibilmente quelli di Camilleri.
3. Andare in giro alla scoperta di borghi e castelli.
4. La fotocamera digitale.
5. Il computer portatile e la posta elettronica
Finito! Adesso passo il meme ad altri amici… e a tutti quelli che avranno voglia di farlo…2. I libri; se sono in viaggio, preferibilmente quelli di Camilleri.
3. Andare in giro alla scoperta di borghi e castelli.
4. La fotocamera digitale.
5. Il computer portatile e la posta elettronica
mercoledì 11 marzo 2009
Saturnia – alla scoperta dell’acqua calda

Finalmente un weekend soleggiato! Soleggiato ma ventoso… e allora, piuttosto che al mare, decidiamo per una puntatina nell'entroterra Maremmano: si va a Saturnia, alla scoperta dell’acqua calda! … Per andare poi anche alla scoperta del tufo!
Prenotiamo a "La Fonte del Cerro", una residenza turistico-alberghiera poco distante dalle cascate del mulino.
L’ambiente è semplice ma accogliente, con camere e appartamenti arredati e organizzati in essenziale e gradevole rustico toscano.
E’ abbastanza pieno e c’è disponibilità per un appartamento, molto grazioso e con bella vista sulla rocca di Saturnia.
La residenza non ha un ristorante proprio e, per la cena, si va in uno dei vicini ristoranti consigliati (eccellente quello che poi abbiamo scelto), mentre la ricca colazione, con ottimi dolci e salati di produzione propria, è servita in un’accogliente e luminosa sala comune.Per accedere allo stabilimento termale, gli ospiti possono utilizzare una convenzione ad hoc, sulla base delle esigenze personali.
Dalla strada, una panoramica dall’alto delle cascate del Mulino che, come si vede, sono già molto frequentate.
Qui ci si può immergere liberamente nelle calde acque sulfuree che affluiscono, copiosamente, nelle grandi vasche naturali scavate nel travertino.Queste sono direttamente collegate al Cerro, attraverso un sentiero.
Nel pomeriggio, la nostra prima tappa è Saturnia, piccolo borgo di antichissime origini che, però, conserva solo poche e frammentarie memorie del passato.
Sono visibili alcuni resti di mura etrusco-romane racchiuse nella cinta muraria senese e, dietro la Chiesa di Santa Maria Maddalena, i ruderi della rocca Aldobrandesca, con il Castello Ciacci edificato in epoca recente, in stile neomedievale.
A lato della rocca si trova la porta Romana di Saturnia, sospesa su un tratto di strada basolata, resto dell’ antichissima Via Clodia, del 183 a.C., che la collegava direttamente a Roma.
Da qui siamo andati alla scoperta del tufo, a Sovana, uno dei borghi più belli d’Italia…CONTINUA SU IDEEWEEKENDAnna righeblu ideeweekend
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giovedì 5 marzo 2009
Il ponte della Pia
Tra Sovicille e Chiusdino, in provincia di Siena, si trova un ponte, d’origine romana ma ricostruito nel Medioevo, con una sola arcata, “a schiena d’asino”.
Posto sul torrente Rosia, è ancora transitabile solo a piedi, e con molta attenzione, poiché mancano i parapetti di protezione: durante la guerra infatti, i carri armati li demolirono al loro passaggio.
E’ noto come il ponte della Pia perché su di esso, secondo la tradizione popolare, sarebbe passata la bella e sventurata Pia de’ Tolomei, sposa di Nello de’ Pannocchieschi, diretta in Maremma, verso il suo esilio nel Castello della Pietra.
In un celebre canto del Purgatorio, Dante ricorda l’evento:
“Deh, quando tu sarai tornato al mondo / e riposato nella lunga via,
seguitò il terzo spirito al secondo, / ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma: salsi colui che innanellata pria,
disposando, m’avea con la sua gemma”.
La sfortunata Pia, di nobile e ricca famiglia senese, rimasta vedova di Baldo de’ Tolomei, sarebbe stata costretta a risposarsi con il nobile Nello de’ Pannocchieschi, signore della Maremma.
Le versioni sulle cause della tragica fine di Pia sono diverse: ripudiata, sarebbe stata uccisa nel Castello in Maremma, o perché incapace di dare eredi al secondo marito, o per la patologica gelosia dello stesso oppure, secondo un’altra versione, perché il marito si sarebbe invaghito di un’altra donna.
E non poteva mancare, a coronamento della già misteriosa storia, l’ultima leggenda:
nelle notti senza luna, qualcuno avrebbe visto, sul ponte, una bianca figura di donna velata, immobile in un’aura di pallido chiarore.
Anna righeblu ideeweekend
venerdì 27 febbraio 2009
Botticelle romane in pensione.
“Scendere dalla carrozzella per salire sulla Balilla d´epoca.Potrebbe essere questa l´ultima novità sul fronte delle "botticelle", «quell’anacronistica istituzione che va abolita»” ….(da espresso.repubblica.it)
Per quanto mi riguarda, non sono mai andata in “carrozzella” e non ne vedo la necessità… ma, i turisti, potranno rinunciare alle “romantiche” passeggiate romane in calesse?
E voi, cosa ne pensate?
Le foto sono state scattate in Luglio del 2008.
In video, un grande, sempre attuale "Aldo Fabrizi cocchiere"...
Aggiornamento del 5 Marzo: la cara amica blogger Gatadaplar, mi segnala un articolo che annuncia la definizione della questione, seppur in via sperimentale.
Anna righeblu ideeweekend
Le foto sono state scattate in Luglio del 2008.In video, un grande, sempre attuale "Aldo Fabrizi cocchiere"...
Aggiornamento del 5 Marzo: la cara amica blogger Gatadaplar, mi segnala un articolo che annuncia la definizione della questione, seppur in via sperimentale.
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martedì 17 febbraio 2009
Buca di San Francesco – Arezzo
Si trova in Via di San Francesco, vicino all’omonima chiesa.I locali del ristorante, molto particolari, sono stati ricavati dalle cantine di un antico palazzo del 1300, e ne conservano le volte e il pavimento, formato da lastroni originari d’epoca etrusco-romana.
Le pareti affrescate, invece, sono di fattura recente e risalgono al 1929-30, anni in cui i locali furono ristrutturati.
Dopo una mattinata trascorsa tra le opere d’arte aretine, per rimanere in tema, questo è il posto più adatto per rilassarsi e continuare a godere delle delizie toscane. Il ristorante (uno tra i Locali Storici d'Italia) offre una serie di piatti dell’antica cucina aretina e altre ricette tipiche della buona cucina toscana.
Piuttosto che pranzare in piedi o velocemente, abbiamo deciso di provare il locale per un pasto non impegnativo.
Poi però, incuriositi dalla “Godenda degustazione”, comprendente tre proposte a tema: Degustazione del frate, Degustazione dell’Abate e Degustazione del Priore, abbiamo scelto quest’ultima, con una serie di piatti toscani semplici: crostini casalinghi,
pappardelle fatte in casa, salsicce in umido e stufatino di manzo, contorni e biscottini con vin santo. Il menu, pur nella sua semplicità si è rivelato davvero ottimo, e il tempo è trascorso simpaticamente, in un ambiente caldo e accogliente e con un’atmosfera piacevole e cordiale.
A chiusura del pasto, abbiamo gustato i deliziosi dolcini fatti in casa accompagnati dal vin santo.
Al momento dei saluti, il proprietario ci ha donato una busta contenente degli “ex libris“.Ho scoperto in seguito che il signor Mario De Filippis è un appassionato collezionista di queste interessanti “etichette” tanto da essere presente nel Guinnes dei Primati per i numeri e il pregio della sua collezione.
Anna righeblu ideeweekend
Itinerari e post correlati: weekend d’arte, Arezzo – Il duomo – La leggenda della Vera Croce – Casa Vasari – Camaldoli – I Della Robbia in mostra ad Arezzo -
Hotel Ristorante: La Gravenna – Ristorante: Buca di San Francesco
mercoledì 11 febbraio 2009
Castello Spinola – Campo Ligure

“Vedendo che nel tuo blog hai delle belle foto, ho pensato che era il caso di inviartene una. Saluti da Genova.”
Questo il testo della mail, ricevuta da M.P. il 7 Febbraio, e corredata dalla foto, senza altra indicazione che un numero.
Non mi pare di conoscere il mittente e, comunque, ne indico soltanto le iniziali.
Senza dubbio la foto mi ha incuriosita e, dopo un’accurata ricerca in rete, ho scoperto che l’edificio ritratto è il Castello Spinola di Campo Ligure, provincia di Genova.
Dopo varie incertezze, ho deciso di farne un post, riportando solo alcune notizie essenziali, recuperate qua e là, da vari articoli presenti in rete.
Se M.P. vorrà, potrà fornirmi altre notizie per un’eventuale integrazione e aggiornamento del post.
- L’incerta origine del Castello si fa risalire al Medioevo, in un periodo di difficile datazione a causa di diversi e successivi interventi edilizi.
La fortezza, infatti, sarebbe stata più volte attaccata e danneggiata, nel corso di frequenti battaglie e assedi scaturiti da tensioni tra il comune di Genova e i marchesi Del Bosco.
In seguito, per un lungo periodo divenne proprietà degli Spinola, che la fortificarono e la abitarono fino al XVIII secolo, quando decisero di abbandonarla definitivamente, fino a lasciarla andare in rovina…
Negli anni novanta, il Castello è passato sotto la tutela del Comune che, dopo averlo acquistato, ha avviato un'attività di restauro conservativo, portando l’antico Castrum a riacquistare, nella forma, sembianze strutturali molto simili a quelle originarie. -
La foto è stata leggermente ritoccata
Anna righeblu ideeweekend
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martedì 3 febbraio 2009
Burg Katz , Burg Maus
...e la bella Lorelei.
[foto di ctankcycles da Flickr]
Delle due fortezze, la prima è attualmente trasformata in albergo, mentre la seconda è un centro per l’allevamento di magnifici falchi da caccia.
[foto di Chaotic Traveller da Flickr]
Proprio alla base della rupe, il fiume forma una delle anse più temute dagli antichi naviganti, a causa delle correnti e delle rocce.
La leggenda narra che, sulla cima della rupe, una bellissima donna intonava con voce melodiosa una canzone suadente e pettinava i lunghi, lucenti capelli biondi, distraendo così i marinai e trascinandoli verso la morte.
Questa leggenda ha ispirato molti poeti; la più famosa poesia sulla Loreley è quella di Heinrich Heine “Die Lorelei”, ripresa musicalmente da F. Liszt:
Ps: il post è scaturito da alcuni appunti di un viaggio, lungo la Valle del Reno, nel 1995...
Le mie uniche foto possibili... :
I due castelli, Gatto e Topo, si trovano lungo le romantiche rive tedesche del Reno, molto vicini tra loro, nei pressi di St. Goarshausen, nel territorio della Renania-Palatinato.
Il nome dell’uno, pur derivando da quello del suo storico proprietario, il conte di Katzenelnbogen, è stato associato all’altro, burg Maus, in ricordo delle vicende intercorse tra i due proprietari: nel secondo castello, infatti, aveva stabilito la sua dimora il vescovo di Treviri, nemico giurato del conte.
[foto di ctankcycles da Flickr] Delle due fortezze, la prima è attualmente trasformata in albergo, mentre la seconda è un centro per l’allevamento di magnifici falchi da caccia.
Accanto ai due castelli, per chi si sposta lungo la romantica Valle del Reno, è possibile ammirare la famosa rocca della Lorelei.
[foto di Chaotic Traveller da Flickr]Proprio alla base della rupe, il fiume forma una delle anse più temute dagli antichi naviganti, a causa delle correnti e delle rocce.
La leggenda narra che, sulla cima della rupe, una bellissima donna intonava con voce melodiosa una canzone suadente e pettinava i lunghi, lucenti capelli biondi, distraendo così i marinai e trascinandoli verso la morte.
Questa leggenda ha ispirato molti poeti; la più famosa poesia sulla Loreley è quella di Heinrich Heine “Die Lorelei”, ripresa musicalmente da F. Liszt:
Io non so che voglia dire
che son triste, così triste.
Un racconto d'altri tempi
nella mia memoria insiste.
Fresca è l'aria e l'ombra cala,
scorre il Reno quetamente;
sopra il monte raggia il sole
declinando all'occidente.
La bellissima fanciulla
sta lassù, mostra il tesoro
dei suoi splendidi gioielli,
liscia i suoi capelli d'oro.
Mentre il pettine maneggia,
canta, e il canto ha una malia
strana e forte che si effonde
con la dolce melodia.
Soffre e piange il barcaiolo,
e non sa che mal l'opprima,
più non vede scogli e rive,
fissi gli occhi ha su la cima.
Alla fine l'onda inghiotte
barcaiolo e barca...Ed ahi!
Questo ha fatto col suo canto
la fanciulla Lorelei.
Anna righeblu ideeweekendche son triste, così triste.
Un racconto d'altri tempi
nella mia memoria insiste.
Fresca è l'aria e l'ombra cala,
scorre il Reno quetamente;
sopra il monte raggia il sole
declinando all'occidente.
La bellissima fanciulla
sta lassù, mostra il tesoro
dei suoi splendidi gioielli,
liscia i suoi capelli d'oro.
Mentre il pettine maneggia,
canta, e il canto ha una malia
strana e forte che si effonde
con la dolce melodia.
Soffre e piange il barcaiolo,
e non sa che mal l'opprima,
più non vede scogli e rive,
fissi gli occhi ha su la cima.
Alla fine l'onda inghiotte
barcaiolo e barca...Ed ahi!
Questo ha fatto col suo canto
la fanciulla Lorelei.
Ps: il post è scaturito da alcuni appunti di un viaggio, lungo la Valle del Reno, nel 1995...
Le mie uniche foto possibili... :

sabato 24 gennaio 2009
La Gravenna

Si trova a Subbiano, sulla strada Umbro Casentinese, tra il torrente Gravenna e l'Arno a circa 15 chilometri da Arezzo.
E' un albergo tranquillo, forse un po’ fuori mano per chi desidera visitare la città ma, comunque, ugualmente comodo e in buona posizione, anche per chi volesse visitare Camaldoli o la Verna…e noi avevamo un ottimo ricordo di questo posto, scovato per caso diversi anni fa.
Nell'ultimo weekend abbiamo deciso di tornare lì...Al primo impatto, dell'ambiente che ricordavo ho ritrovato tutto o quasi... camere semplici, essenziali e, per il resto, un ambiente confortevole e accogliente, con un numero imprecisato di oggetti e arredi antichi.
Ma ciò che più mi ha fatto star bene è stata l'atmosfera cordiale, la disponibilità e gentilezza di tutto il personale e, sicuramente, l’ottima cucina….A cominciare dalla colazione, ho apprezzato in modo particolare la torta di riso con l’uvetta…
Per la cena, ci siamo orientati su piatti rustici, tipici toscani, consigliati anche dalla simpatica e bravissima cuoca: gnocchi al tartufo (divini)
e tagliata di manzo al rosmarino (ottima).Tra i primi abbiamo apprezzato ancora i ravioli al cinghiale e le tagliatelle ai porcini… eccellente anche il prosciutto, affettato direttamente a mano dal simpatico proprietario, il signor Lars, che ci ha fatti sentire davvero a nostro agio.
Anna righeblu ideeweekend
Itinerari: weekend d'arte, Arezzo - Il Duomo - La Leggenda della Vera Croce - Casa Vasari - I Della Robbia in mostra ad Arezzo - Camaldoli -
Albergo Ristorante La Gravenna - Ristorante Buca di San Francesco
martedì 20 gennaio 2009
Arezzo – il Duomo
La mia visita ad Arezzo, nell’ultimo weekend, è iniziata dalla Cattedrale, considerata l’edificio più importante della città.La parte alta, all’interno delle mura, infatti, è dominata proprio dal maestoso edificio del Duomo.
Risultato di un insieme di stili e rimaneggiamenti, è un condensato di interessanti testimonianze storiche e artistiche, che meritano una visita accurata.
La cattedrale si presenta (all’uscita del comodo percorso di accesso su scale mobili), al centro di un’ampia scalinata in travertino.
Il colore bianco della gradinata, in contrasto con il colore della pietra arenaria dell’edificio, mette in risalto la struttura della solenne facciata, parzialmente grezza nella parte antica e con decorazioni di gusto liberty nella parte più recente.
L’interno, gotico, è illuminato dagli splendidi effetti cromatici delle vetrate, opere dell’artista francese de Marcillat.

A sinistra si apre la Cappella della Madonna del Conforto, dedicata all’immagine in maiolica della Madonna di Provenzano che, secondo la leggenda, pur annerita dalla fuliggine, avrebbe manifestato all’improvviso tutta la sua lucentezza a tre calzolai in preghiera, annunciando così la fine del terremoto del 1796.
La storia mi è stata raccontata sabato, durante l’ultimo weekend, dal gentilissimo custode, che mi ha consentito anche di fotografare le bellissime tavole invetriate di Andrea della Robbia.

Sempre sulla parete sinistra, quasi nascosto dal grandioso monumento sepolcrale del Vescovo Tarlati, si trova “la Maddalena”, uno degli affreschi più noti e affascinanti di Piero della Francesca.
Il volto e la figura esercitano, infatti, una notevole impressione sull’osservatore…
Il pittore la dipinse nel periodo in cui portava a termine la sua opera maggiore, “la Leggenda della Vera Croce”, nella chiesa di San Francesco, di cui posterò ancora...Anna righeblu ideeweekend
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- I della Robbia in mostra ad Arezzo
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sabato 10 gennaio 2009
Non sono su Facebook!

Già, e perché dovrei?
Perché sembra che ormai, se vuoi “mantenere e condividere i contatti con le persone della tua vita”, devi essere su Facebook…
Giacché, però, i contatti con le persone della mia vita io li condivido, privatamente e quotidianamente (o quasi), con il rapporto diretto e i mezzi di comunicazione consueti… che bisogno ho di renderli pubblici?
Tra l’altro, per carattere, sono una persona riservata (anche se curo due blog, pubblico foto su Flickr e video su youtube) e, per età, sono molto “grande” e poco esperta di Internet .
Devo ammettere che ignoro quali siano le reali potenzialità di questo mezzo e che, nella maniera più assoluta, rispetto, e non giudico, le opinioni divergenti dalle mie.
Con l’interessante articolo di Daniela Mastromattei, dal titolo: "FACEBOOK FA MALE
Facile entrare, difficile liberarsene - I plagiati, i pentiti e le storie kafkiane" (che riporto sotto, perché il link è cambiato), ho potuto approfondire alcune questioni e dissipare gran parte dei miei dubbi. Per ora, perciò, non ho alcuna intenzione di inserirmi!
E voi, siete iscritti oppure no? E cosa pensate di Facebook?
Anna righeblu ideeweekend
Ecco l'articolo:
FACEBOOK FA MALE
Facile entrare, difficile liberarsene. I plagiati, i pentiti e le storie kafkiane.
di Daniela Mastromattei
"Il 5% degli utenti della mega chat Facebook ha sviluppato una dipendenza compulsiva dal sistema che non va bene e che dimostra come ci sia un uso, spesso patologico, della Rete".
Parole dell'ex senatrice Maria Burani Procaccini, già presidente della commissione bicamerale per l'infanzia. Per la Burani "Facebook sta diventando una sorta di catena di Sant' Antonio che coinvolge oltre misura e che, in questi casi, comporta una sorta di totale dipendenza dal sistema, per cui c'è chi non può farne assolutamente a meno. Si tratta di qualcosa di estremamente pericoloso su cui dover riflettere seriamente."
Si può andare oltre: 120 milioni di utenti sono ostaggi di Facebook. Peccato che molti ancora non lo sappiano. Facile creare un account nel social network, ma non è altrettanto facile cancellarlo. Nipos Das, 34 anni manager americano per più di due mesi ha cercato di eliminare il suo profilo e le sue informazioni, in esso contenute, su Facebook. Nemmeno una minaccia di azione legale gli ha evitato di ricevere l'ennesima mail da parte di un reporter che, entrando in rete è riuscito a trovare il suo profilo e a contattarlo. Nonostante Das abbia seguito le procedure di cancellazione segnalate nel sito, i suoi dati sono ancora in possesso dei database del social network. Il sito ti permette di cancellare i dati, questi però restano memorizzati sotto forma di copie nei server di Facebook. Ironia della sorte è addirittura nato un gruppo dal titolo "Come cancellare definitivamente il tuo account da Facebook", a cui hanno aderito subito in 3000. Ora gli iscritti sono saliti a più di diecimila e la cifra sembra aumentare ora dopo ora. Al picco della popolarità gli abbandoni fanno più rumore.
Anche Bill Gates se ne è andato, come si dice nel gergo si è "suicidato". Ogni giorno in media 8000 sconosciuti volevano diventare suoi amici. Come se in un bar qualcuno volesse stringervi la mano ogni dieci secondi. Online il fastidio non è meno reale. Chissà se il fondatore di Facebook, il 24enne Mark Zuckerberg, una volta creato il suo giocattolino ( del valore pari a 16 miliardi di dollari ), ha anche capito come funziona. E scoperto i difetti.
Una volta dentro, digiti la password e scopri dove sono o cosa fanno gli amici, che alcuni hanno familiarizzato per merito tuo, che altri hanno cambiato la foto con cui presentarsi nella società telematica. Declini una serie di inviti di amanti della cucina o lettori del "Piccolo principe", quando ti va bene. Altrimenti ti puoi imbattere in gruppi dallo slogan :"Non ci sono donne che non la danno, ma solo uomini che non sanno chiederla". Devi far sapere alla cerchia di amici virtuali dove ti trovi, casa stai leggendo, quali acquisti hai fatto. Nei momenti più tristi racconti la tua vita, le delusioni amorose e i tuoi problemi. Una compagnia di assicurazioni statunitense, per negare un risarcimento di spese mediche al cliente, porterà in tribunale alcune confessioni online che dimostrerebbero la causa emotiva e non organica dei suoi disordini alimentari. Mentre il procuratore texano, per provare la colpa di un guidatore che ha ucciso un uomo in un incidente d'auto, allegherà le pagine in cui dichiara: " Non sono un alcolista, sono un iperalcolista".
Non è necessario fare cose di rilevanza penale per passare dei guai. Come sanno bene i 27 dipenenti dell'Automobile Club della Southern California licenziati per messaggi offensivi nei confronti dei colleghi. Regolarmente scambiati e letti attraverso il sito.
Secondo un recente sondaggio il 62% dei datori di lavoro britannici guarderebbe con molta attenzione le pagine di Facebook e simili prima dei colloqui. E un quarto dei candidati sarebbe stato respinto di conseguenza. Qual è il datore di lavoro che vuole un dipendente che passa le giornate a smanettare sulle pagine di Facebook? Incollato allo schermo come se stesse partorendo il miglior progetto o pezzo dell'anno. E invece sta per commettere l'ennesima gaffe, raccontando del barbecue della sera prima a casa del collega che si è guardato bene dall'invitare il suo vicino di scrivania. Oppure della bella festa a cui ha partecipato anche l'ex ragazza di Giorgio, arrivato senza la sua attuale fidanzata. E vuoi che la fidanzata di Giorgio non sia su Facebook pronta a fare una scenata non virtuale? Ma si rischia anche di chattare per mesi con qualcuno ( a cui si raccontano i fatti propri ) che si fa passare per qualcun altro. Motivo che ha spinto molti vip a fuggire da Facebook.
Ma c'è ancora chi fa a gara per avere quanti più friends, o presunti tali. Veltroni ne vanta 1.327 e poi li incontra tutti, o quasi, in discoteca.
I veri e sani rapporti di amicizia si coltivano alla luce del sole, davanti a un caffè fumante o facendo una passeggiata, soprattuto guardandosi negli occhi. E se per caso confessi a un fanatico facebooker di non far parte della tribù ti guarda come si guarda un poveraccio, un mentecatto. Pazienza. La parte sana del mondo non ci sarà mai. Si vive bene, anzi meglio, senza Facebook.
Daniela Mastromattei - da Libero del 3 Gennaio 2009
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domenica 4 gennaio 2009
Piazza di Tor Sanguigna

E’ uno slargo, poco distante da Piazza Navona, il cui nome deriva dalla Torre Sanguigna, situata all’angolo con Via Zanardelli.
Tutta la zona, da Via Dei Coronari a Sant’Agostino, spesso teatro di violenze e delitti, si dice fosse indicata con il nome della Torre che, nell’immaginario dell’epoca, evocava scenari di misfatti cruenti.

La torre, ormai inglobata in un edificio che la sovrasta, presenta piccole finestre asimmetriche e in numero diseguale.
Nella stessa piazza, sulla facciata del Palazzo Grossi Gondi, si può ammirare una bellissima e famosa edicola sacra, con una Madonna incastonata in uno splendido tabernacolo dalle forme barocche.La tela, con la Vergine dipinta, è adornata di tre bellissimi angeli posti alla base e alla sommità, il tutto sovrastato da un sontuoso baldacchino.
Anna righeblu ideeweekend
Itinerari. Piazza della Rotonda - Piazza Navona, mercatino - Piazza di Tor Sanguigna - Tevere - Castel Sant'Angelo - Via dell'Orso - Torre della scimmia
sabato 27 dicembre 2008
Torri di Roma - Torre della scimmia
Tra gli innumerevoli monumenti storici, a Roma si contano anche alcune torri medievali, isolate o inglobate in edifici di epoca successiva. Una di esse è situata in Via dei Portoghesi – tra Via dell’Orso e Via dei Pianellari, nel rione Ponte – ed è nota come “Torre della Scimmia”, in ricordo di una leggenda popolare romana.
Si narra che nella torre vivesse un nobile, con una scimmia e un unico figlio ancora in fasce.
Un giorno la scimmia avrebbe afferrato il neonato e, salita sulla sommità della torre, urlando e saltellando come un diavolo, ne avrebbe messo a repentaglio la vita facendolo penzolare nel vuoto.
L’uomo, rientrando a casa, avrebbe trovato in strada un gruppo di persone accorse, raccolte in preghiera a supplicare la Madonna per la salvezza del piccolo. Egli stesso avrebbe fatto voto a Maria di dedicarle un tabernacolo perpetuo in cima alla torre.
Finalmente, la scimmia sarebbe tornata giù riconducendo con sé il bimbo e deponendolo nelle braccia del padre.
Da allora, per volere del nobile, davanti a una statua della Vergine posta sulla sommità della torre, è sempre accesa la luce di una lampada.
La torre, di forma quadrangolare, fu eretta in origine dai Frangipane e poi inglobata nel palazzo Scapucci.
Più che all'importanza storica, la sua notorietà si deve proprio alla leggenda legata alla scimmia.
Anna righeblu ideeweekend
Itinerari. Piazza della Rotonda - Piazza Navona, mercatino - Piazza di Tor Sanguigna - Tevere - Castel Sant'Angelo - Via dell'Orso - Torre della scimmia
lunedì 22 dicembre 2008
Natale a Roma - Via dell’Orso
Una foto per entrare nella magica atmosfera natalizia di Roma.

Alberi di Natale sul loggiato: decorazione classica, essenziale, emozionante… basta poco, a volte, per sentire l’aria di festa!
Un angolo, uno dei tanti, non uno qualsiasi: è in Via dell’Orso, non lontano dal Porto di Ripetta.
Anna righeblu ideeweekend
Itinerari. Piazza della Rotonda - Piazza Navona, mercatino - Piazza di Tor Sanguigna - Tevere - Castel Sant'Angelo - Via dell'Orso - Torre della scimmia

Alberi di Natale sul loggiato: decorazione classica, essenziale, emozionante… basta poco, a volte, per sentire l’aria di festa!
Un angolo, uno dei tanti, non uno qualsiasi: è in Via dell’Orso, non lontano dal Porto di Ripetta.
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