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domenica 12 febbraio 2012

Dimensioni del tempo e arte del viaggiare... scorci di Sud Est Asiatico

Vat Phu - Champasak - Laos
foto da http://blog.bittercoder.com


Un post scritto da tempo e lasciato lì, tra le bozze, in attesa...

L'arte del "Viaggiare" non è nella semplice ricerca e visita dei luoghi. E' nella visione personale della conoscenza, sostenuta dalle storie, dai riti e dalle esperienze, nell'interazione con il quotidiano di chi quei luoghi "vive".
Itinerari interiori, dove le dimensioni del tempo e dello spazio convivono, in armonia con i lenti ritmi del divenire...  Come in questi scorci di Sud Est Asiatico, raccontati da un'archeologa italiana, in questo datato ma interessante e sempre attuale
articolo di Massimo Morello. 

"Ascoltate le fiabe e cantate con i khmer"
da: la Repubblica web, settembre 2006

- VITE IN ALTRI MONDI/1 -  Il Sud Est Asiatico, la sua gente, la sua dolcezza e bellezza, raccontati da un'italiana che ha scelto di lavorare qui: Patrizia Zolese, archeologa consultant dell'Unesco. 
di Massimo Morello        Foto di Andrea Pistolesi

 -  Mi faccio raccontare le favole per capire l'immaginario locale.
Immancabilmente c'è una strega, o un principe, una bella ragazza. Solo che non finiscono per vivere assieme felici e contenti.
In Laos, per esempio, la ragazza muore e si trasforma: in un albero, un pesce.
Quando me le raccontavano, mi commuovevo.
"Peccato, non ha sposato il principe" dicevo. E loro si sorprendevano. "Ma come, pensa: si è trasformata in un pesce tutto colorato". Per loro era una cosa bellissima".

Patrizia Zolese , archeologa, è lei stessa una straordinaria affabulatrice.
Le sue storie si susseguono come le sigarette che continua ad accendere.
Sono scorci su mondi perduti e regioni arcane.
[...]
Scorrono scene di viaggio in Balucistan, persa al confine tra la frontiera pakistana e quella afghana, una zona di trafficanti d'armi, tè, oppio, clandestini e gli incontri coi Pathan, i guerrieri delle montagne dell'Afghanistan orientale:
"Ero amata e trattata come una principessa".
Ricorda Karachi trent'anni fa:
"Le mille e una notte. Feste a tema. E se il tema era il verde, per le signore era semplice: si coprivano di smeraldi".

L'arrivo in Laos, nel 1990:
"Non c'era luce, non c'erano strade, abitavo in una capanna sul Mekong con una collega francese".

Patrizia Zolese è responsabile archeologico-culturale per l'Asia della Fondazione Lerici, consultant dell'ufficio Unesco per l'area Asia-Pacifico, esperta d'architettura orientale al Politecnico di Milano. 

Vat Phu - Champasak - Laos
foto da http://blog.bittercoder.com
Trascorre sei mesi l'anno in Italia e gli altri sul campo, tra il sito di Vat Phu (nelle foto di queste pagine), nel sud del Laos, definito "la culla della civiltà khmer", e quello di My Son, sulla costa centrale del Vietnam, uno dei più importanti centri dell'antico regno dei Champa.
Entrambi
consacrati dall'Unesco Patrimonio culturale dell'umanità, proprio per il lavoro delle missioni archeologiche di cui Patrizia è direttore tecnico.
Stava progettando un'altra missione in Birmania - non usa il nome "ufficiale" di Myanmar - ma è stata bloccata dall'embargo nei confronti di questa nazione, accusata di violazione dei diritti umani.

"Secondo questo principio dovrebbe essere nella lista nera mezzo mondo", obietta. "Personalmente, consiglio a tutti di andare in Birmania. Il turista sensibile, che entra in contatto con la gente, è un narratore, un veicolo d'idee. E le idee non si fermano. Le idee capovolgono le situazioni".

Le esperienze di una persona così diventano inevitabilmente lezioni di vita e di viaggio.

"Non viaggio per viaggiare, se non ho motivo di conoscenza. Il viaggio è un mezzo di comprensione. Capire che cosa ha condotto qualcuno a lavorare in cima a una montagna: questo ti fa capire i meccanismi della storia. La ricerca di me stessa passa anche attraverso questo studio, l'osservazione, il contatto con le persone".

In questa ricerca Patrizia ha sempre seguito la via più difficile, a volte politicamente scorretta.

"Non dobbiamo andare nei Paesi facili. Più i posti sono "diversi", lontani dal nostro modo di pensare, più possiamo acquisire conoscenza, siamo costretti a entrare in contatto con la realtà locale. Bisogna arrangiarsi, saper inventare".
È una regola esistenziale.
"Può capitare di trovarsi in situazioni in cui non si sa che fare, ma poi ti rendi conto che è una scuola esistenziale. Il viaggio è bello perché è una prova di resistenza alle proprie solitudini".

Alcuni ricordi, però, sembrano turbarla.
"Non tutto si può raccontare. Mi sembrerebbe un'offesa violare certe sensazioni, la solitudine. Entri in un vortice di solitudine cui non puoi opporti, devi farne parte, saperlo sfruttare".
Forse è proprio per la sofferenza che può accompagnare il viaggio, o forse per la sua formazione professionale, che Patrizia mantiene un atteggiamento di rigore.

[edizione 2009]
immagine da http://www.library.ohiou.edu
"Come educatrice mi stupisco delle giustificazioni alla "stupidità". Perché devo abbandonare i miei allievi al concetto della stupidità? Devo guidare i miei allievi a vedere il bello".
Il che vale per chiunque.
"Le persone che viaggiano devono essere motivate con onestà intellettuale, pronte a capire, con un minimo di preparazione. Leggere qualcosa della storia, guardare una mappa: questo è categorico. Bisogna viaggiare con coscienza, tanto più oggi. Il viaggio è talmente facilitato che può svilirsi. Anche a chi ha poco tempo, consiglio di evitare i percorsi canonici. Il viaggio come riproduzione delle cose che hai nel tuo Paese è totalmente inutile".

Secondo l'archeologa l'esperienza del viaggio dovrebbe seguire quella del viandante d'una volta, colui che passava dal caravanserraglio alla casa, sperimentando sempre una differente accoglienza psicologica.

"Ricordo ancora la morbidezza dei cuscini delle case anatoliche dove mi fermavo a dormire nei miei primi viaggi. Ricordo l'odore della cucina al mattino, un odore di yogurt, di miele. Ricordo l'affetto delle persone che mi ospitavano. Sono le persone che fanno i Paesi. E le persone saranno i nostri ricordi. Il ricordo dei panorami è destinato a sfumare, i visi resteranno vivi. Sono loro che ci faranno compagnia quando non potremo più viaggiare".

Per capire le persone e i loro Paesi ci vuole tempo. Non in senso lineare, bensì interiore.

"Devi prendere il viaggio come una pausa dal tempo. Abbandonare la velocità, di comunicazione, d'immagine, di pensiero. Sederti su un sasso e parlare con un pellegrino. Osservare il gesto elegante del pescatore che getta una rete. Scambiare esperienze, gioie e dolori con un altro simile che vive a longitudini estreme".
Patrizia ricorda quello che le diceva il suo maestro, Giuseppe Tucci, il più grande orientalista italiano del Novecento.
"Potrai trovarti in cima a una montagna. Potrai parlare con un pastore. Attenzione a come gli parli, potrebbe essere un filosofo".

Il Sud Est Asiatico secondo Patrizia è una sorta di metafora delle diversità.

"È un mondo: all'interno delle stesse nazioni ci sono usi, costumi, etnie diverse. Hai diverse facce, costumi, metodi di porsi. Va tenuto presente. Noi siamo abituati a essere monoculturali e monoreligiosi".

È in questo mondo che si può affinare l'arte del viaggio.

"Devi esercitarti alla comprensione, selezionare le immagini, i volti, i gusti, per avere la percezione delle differenze tra i popoli, i cibi, gli accostamenti cromatici delle architetture, i concetti estetici".

I compiti che Patrizia pone all'aspirante viaggiatore sembrano abbastanza difficili, e forse se ne rende conto anche lei. Ma non fa sconti.

"Sono Paesi complessi. Proprio per questo dobbiamo studiarne la storia, almeno dal periodo coloniale. Sapere a che cosa ha portato e di cui ancora vediamo i segni. Il viet, appena ti diventa amico, la prima cosa che ti racconta è che cosa ha fatto negli anni '70. Questa storia bisogna conoscerla. Viaggiare deve essere anche un atto politico, di una politica con la P maiuscola".

Sono questa storia e questa politica, secondo Patrizia, che rendono il Sud Est Asiatico un posto sicuro.
[...]
Il livello successivo di conoscenza è quello dell'identità culturale:
"In Sud Est Asiatico è l'armonia ciò che governa l'essere civile. L'uomo è civile se riesce a stabilire armonia tra sé e l'altro, non turbare l'armonia dell'altro. Quindi, alla domanda "come stai?" la risposta è sempre "bene". Si vede moltissimo in Laos. Dove chiunque ti saluta con un sorriso. Dove la gente non urla. Perché la voce alta può turbare la tua tranquillità. Anche in momenti gravi, in discussioni accese, la voce non si alza perché chi alza la voce è un animale".

In quest'ottica armonica rientrano altre semplici regole.
"Essere modesti, non fare prediche. Ascoltare gli altri. Non toccare i capelli dei bambini perché la testa è il luogo della mente. Non fissare le donne, anche se sono libere, perché si imbarazzano. Non rifiutare il cibo che ti offrono. Non andarsene in giro seminudi perché è un'offesa all'etica e al pudore. Tutti comportamenti per i quali non dovrebbe esserci bisogno di una ricerca antropologica. E poi ricordiamoci sempre che in questa parte del mondo conoscono il nostro passato d'arte e cultura: cerchiamo di non disilluderli".

Il galateo è importante per Patrizia soprattutto come codice di partecipazione e condivisione.

"Ora che si è sviluppato il turismo interno è interessante dare un'occhiata a dove vanno i locali. Basta rivolgersi alle agenzie del posto. Così è possibile partecipare a riti, matrimoni, feste, tanto più che gli ospiti stranieri sono considerati un segno di status.
L'importante è porsi in maniera costruttiva e curiosa. E allora fatevi tradurre i testi delle loro canzoni: capirete com'è visto l'amore, qual è la percezione del corteggiamento. E poi cantate con loro: è una forma di comunicazione, di condivisione della felicità".

Per lei, però, il modo migliore per godersi questa parte del mondo è ancora più semplice.

"Stare seduti sui seggiolini dei bar e fumarsi una sigaretta in pace con i locali. Godendo di quell'istante come loro, che sono pochi anni che hanno questo lusso. Viet, lao, cambogiani, birmani sono pieni di storie che vale la pena ascoltare".  -


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sabato 14 agosto 2010

lunedì 26 luglio 2010

Anna - un buon onomastico post-icipato

Non sono riuscita a pubblicare prima un post apposito: la mia chiavetta per la connessione mobile ha deciso di disconnettersi ogni 5 o 7 secondi regalandomi tre sillabe per ogni collegamento e lasciarmi, infine,  con un salvataggio in corso... senza salvataggio.
Ma, come ha detto qualcuno... "no... tu ancòra vorresti festeggiare il tuo onomastico? ma è il 26 Luglio, sono tutti in forsennata chiusura di lavori a stretta consegna oppure impelagati a concludere con le prenotazioni per viaggi last-minute, se già non se ne stanno in vacanza... oppure non se lo ricordano perché, forse, non hanno niente da festeggiare..."

Ecco, tra la connessione a singhiozzo e quell' "ancòra", io ho deciso di eliminare le poche, inconsistenti e incoerenti sillabe salvate, e così, niente post...
Ora, però, sembra che funzioni... e se questo

buon onomastico a me e a tutte le amiche, colleghe e blogger di nome Anna e Annarita ...

è un po' post-icipato qui da me, non perdetevi la lettura di questo piacevole post, di Mitì Vigliero alias Placida Signora.

Anna Righeblu Ideeweekend

giovedì 29 ottobre 2009

Tipi da... ufficio

[images.movieplayer.it]

Ogni ufficio che si rispetti ne ospita un numero variabile, quale "dotazione di serie"...

Sia che si tratti di "asshole" sistematici o temporanei o di non meno sgradevoli "compagnucci della parrocchietta" nostrani, i colleghi serpenti e le colleghe streghe sono persone decisamente indesiderabili!

E... per superare i momenti critici con ironia... provate a individuare il "tipo" del collega-serpente di turno, tra i "tipi" citati in questo articolo...

Io ne ho trovati, eccome se ne ho trovati! E voi?

"Un diavolo per collega"

di Daniela Mastromattei - pubblicato su Libero del 25 -10-2009

- Vademecum di sopravvivenza in ufficio

Loro non parlano, urlano; non ridono, sghignazzano; non si scambiano idee, discutono animatamente quasi sempre della squadra del cuore come fossero al bar dello sport; non lavorano al pc, quando non stanno su Facebook, sono ipnotizzati davanti ai video più demenziali che mai siano stati messi in Rete e che naturalmente sono pure sonori. Ma di mettere le cuffie neanche a parlarne.

E che dire dei loro telefonini? Naturalmente non squillano, mandano a tutto volume improbabili suonerie (musichette odiose, sigle di programmi sfigati e animaletti parlanti). Questo Molto rumore per nulla (per citare Shakespeare) arriva dai colleghi di lavoro «altamente indesiderabili», come li definiscono Jonathan Littman e Marc Hershon, autori dello straordinario, istruttivo e divertente libro “Io odio la gente: come liberarti dagli idioti in ufficio e ottenere soddisfazione dal tuo lavoro” (edito da Corbaccio).

Rumori molesti

Schopenhauer direbbe: «Il rumore è il più impertinente di tutte le forme di interruzione. Non è solo una interruzione, è un tormento che impedisce di pensare». È stato calcolato che i lavoratori vengono distratti dai vicini di scrivania 73 volte al giorno. Tant’è che su 1500 lavoratori inglesi, 500 erano disposti a rinunciare a una settimana di ferie pur di non lavorare con persone che odiavano.

Littman e Hershon sono andati oltre. Attraverso testimonianze, interviste, test psicologici, studi e ricerche sono riusciti all’interno della grande categoria di colleghi molesti a individuare alcune “specie” di sabotatori, capetti, pugnalatori alle spalle che rendono il luogo di lavoro un campo minato. «Capire in anticipo i limiti delle persone con cui si lavora è un modo per evitare di cadere vittima dell’esasperazione», scrivono gli autori. Le aziende dedicano tempo e risorse ad analizzare la concorrenza vedendola come l’unico nemico da combattere, ignorando che all’interno si consumano guerre molto più feroci. «La gente è potenzialmente in grado di fare cose meravigliose, ma può essere anche terribilmente mediocre e negativa. L’unica persona di cui potete davvero fidarvi in questo pazzo mondo del lavoro siete voi stessi», si legge sul libro. Per usare una riflessione dello scrittore inglese, Samuel Johnson, «Odio il genere umano, perché mi ritengo uno dei suoi migliori esemplari e so quanto sono fatto male».

Ed ecco alcune tra le “specie” più dannose degli altamente indesiderabili.

Lo Stopper è il tipo che ha stroncato più carriere e rovinato più vite di ogni altro: trova sempre una ragione per bocciare le vostre idee mettendovi in ridicolo. Il Ti rubo solo un minuto, interrompe continuamente facendovi perdere la concentrazione, ma anche il bene più prezioso: il tempo. È una persona che irretisce senza che ve ne accorgiate. Apparentemente non sembra neppure così cattivo, ma «la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni». Come difendersi: date una risposta magnanima, per esempio, «ne ho cinque di minuti, ma è il massimo che posso fare».

Immancabile il Iena ridens: ti viene incontro sorridendo come una zucca di Halloween. È uno che nasconde sempre cattive intenzioni: sorride troppo per dire la verità. E chi non si è mai imbattuto in un Fuffologo: un tuttologo molto approssimativo, quasi tutto quello che sa è sbagliato. Ha voce tonante e cervello grande come un’oliva, non distingue le cose serie dalle stronzate con cui infesta l’ambiente di lavoro. In aereo non occorre che sia seduto di fianco a voi per farvi uscire di testa, il suo blaterare senza sosta è insopportabile anche cinque file indietro.

Il più pericoloso è il Bulldozer: un dominatore che crea una dipendenza piena di risentimento. Molti bulldozer sono responsabili del “bullismo in azienda”, se non di mobbing vero e proprio.

Effetto depressione

Un recente studio promosso dalla Columbia University ha rivelato che nove lavoratori su dieci sono stati maltrattati da un bulldozer almeno una volta e un terzo di loro è entrato in depressione. Gli inglesi che prendono ancor più seriamente i cattivi comportamenti in ufficio ritengono che i prepotenti possano portare alla sindrome post-tramautica da stress e gli attribuiscono la perdita di 18 milioni di giorni di lavoro: le loro vittime perdono in media una settimana di lavoro in più all’anno. Dal momento che i bulldozer non sono sempre bulli e spesso non sono nemmeno così stupidi da offendere direttamente le loro vittime, non ci si può aspettare alcun aiuto da parte della direzione. Con loro il segreto è opporsi con risposte dure ma non troppo, decise ma non minatorie usando la parola “irragionevole”. Loro alzano la cresta solo quando vedono che vi lasciate intimidire. Dimostrate tranquillamente che non vi fanno paura.

E mentre il Bulldozer di turno lo si individua subito, la Faccia di tolla è difficile da scoprire. Il colmo è che spesso viene lodato per la sua abilità nel manipolare gli altri, abilità grazie alla quale i superiori spesso lo reputano una risorsa preziosa per l’azienda. Le facce di tolla intralciano il vostro lavoro, sono maestri del sabotaggio. Non perdete tempo a psicanalizzarli per giustificare il loro comportamento, impegnatevi a riconoscerli e a guardarvi le spalle.

Così come bisogna guardarsi le spalle dal Falso come giuda, professionista della doppiezza, scaltro e imprevedibile. Siete convinti che è vostro amico, e tutto a un tratto, per qualche oscuro motivo, scoprite di averlo contro. Non che gli stiate antipatici, ce l’ha proprio con voi. Si dimostra amichevole, ma ordisce complotti machiavellici che hanno lo scopo di farvi fallire per potersi mettere in mostra lui. Può creare danni alla vostra immagine, alla vostra reputazione e può farlo nel corso di settimane o mesi, lavorando ai fianchi. Non riuscirete a prevenire le sue azioni. Di conseguenza: tocca individuarlo prima e batterlo sul tempo.

Non bisogna cedere mai alla sua sete di pettegolezzi, potrebbe usarla contro di voi. Neanche il Baro è da sottovalutare. Si riempie le tasche a spese altrui, vuole piacere a tutti, abilissimo a individuare le persone disposte a fare il suo lavoro. Ha orari d’ufficio irregolari e giustifica i suoi ritardi e le sue assenze come vaghe missioni di lavoro fuori sede. È bravo a convincervi ad andare a questa o quella riunione al suo posto, ma sorvola sui dettagli e intanto vi rifila il bidone, oltre a mettere a repentaglio le vostre performance e a rubare il vostro tempo.

contro il gossip

Sono compagni di lavori, questi, che rovinano la vita. Come metterli al tappeto per non farsi schiacciare: «Cominciate col rifiutare la cultura dell’ipocrisia “gentilezza a tutti i costi”», indica la prima regola di “Io odio la gente”, il libro che oltre a fornire gli strumenti per neutralizzare i compagni di lavoro idioti (la mamma degli idioti è sempre incinta), regala perle di saggezza per farvi diventare solisti validi e capaci di staccarvi dal gruppo.

La figura del lavoratore solista pone fine al mito americano del team e dell’efficienza del lavoro di squadra nato nel 1929 e sviluppatosi negli anni ’70. Le grandi compagnie come Apple e Google sono già popolate da solisti (anche per lo snellimento causato dalla crisi) che hanno rimpiazzato i metodi fallimentari delle riunioni fiume e delle parole in libertà. Il team ha fatto il suo tempo: non ci dimentichiamo che il credit crunch è un tragico esempio di come a un avido gruppo di teste pensanti sia stato permesso di danneggiare gli individui. Il solista ha capito che c’è un collegamento diretto tra l’impegno individuale e il risultato.

Sempre meglio soli... che in cattiva compagnia.

...di Daniela Mastromattei

pubblicato su " Libero " del 25 - 10 - 2009

Anna righeblu - ideeweekend

lunedì 20 aprile 2009

Le vie del mare, verso la Sicilia

Un viaggio in Sicilia è sempre piacevole, specie quando si è invitati al matrimonio di una persona cara!
Decidere il percorso è meno piacevole: andare in macchina, sulla Salerno-Reggio Calabria potrebbe essere troppo impegnativo, con l’incognita del traffico del lunedì di Pasqua!
L’aereo? Sarebbe la soluzione migliore ma, pur di portare la propria auto, alla fine si decide per il traghetto, da Napoli a Catania…. Si parte alle 21 dal porto di Napoli, con TTT Lines, e occorre essere lì, per l’imbarco, circa due ore prima. Il porto esercita sempre un certo fascino, e la città di Napoli, vista dal mare, appare sotto un’altra luce… le navi da crociera,

i traghetti, i portacontainer, le piccole imbarcazioni, sembrano essere lì, per farsi ammirare, con i fianchi smaltati di bianco e blu e le luci della sera. Il traghetto è una buona soluzione per raggiungere la Sicilia: non troppo costoso se prenotato con largo anticipo, permette di cenare, riposarsi in cabina con servizi, o in poltrona, fare colazione, e portare la propria auto al seguito.
...La nostra traversata durerà circa undici ore, con mare abbastanza mosso ma, anche all’arrivo, sarà piacevole seguire il profilo della costa di Sicilia,
fino a scorgere l’Etna che vigila, coperto di neve e nubi, sul porto di Catania. Anna righeblu ideeweekend

lunedì 16 marzo 2009

Meme - le 5 cose di cui non posso fare a meno


Dopo un periodo di pausa, ecco un invito per un “Meme”.
La proposta arriva da Marina, alla sua prima esperienza in fatto di meme e io accetto e pubblico molto volentieri!
Ecco l’elenco delle mie “5 cose di cui non potrei fare a meno”:


1. Il caffè (tanto!) della prima colazione! Con latte, torta casalinga e marmellata…
2. I libri; se sono in viaggio, preferibilmente quelli di Camilleri.
3. Andare in giro alla scoperta di borghi e castelli.
4. La fotocamera digitale.
5. Il computer portatile e la posta elettronica

Finito! Adesso passo il meme ad altri amici… e a tutti quelli che avranno voglia di farlo…

venerdì 27 febbraio 2009

Botticelle romane in pensione.

“Scendere dalla carrozzella per salire sulla Balilla d´epoca.
Potrebbe essere questa l´ultima novità sul fronte delle "botticelle", «quell’anacronistica istituzione che va abolita»” ….(da espresso.repubblica.it)


Per quanto mi riguarda, non sono mai andata in “carrozzella” e non ne vedo la necessità… ma, i turisti, potranno rinunciare alle “romantiche” passeggiate romane in calesse?


E voi, cosa ne pensate?

Le foto sono state scattate in Luglio del 2008.

In video, un grande, sempre attuale "Aldo Fabrizi cocchiere"...




Aggiornamento del 5 Marzo: la cara amica blogger Gatadaplar, mi segnala un articolo che annuncia la definizione della questione, seppur in via sperimentale.

Anna righeblu ideeweekend

sabato 10 gennaio 2009

Non sono su Facebook!


Già, e perché dovrei?

Perché sembra che ormai, se vuoi “mantenere e condividere i contatti con le persone della tua vita”, devi essere su Facebook…

Giacché, però, i contatti con le persone della mia vita io li condivido, privatamente e quotidianamente (o quasi), con il rapporto diretto e i mezzi di comunicazione consueti… che bisogno ho di renderli pubblici?

Tra l’altro, per carattere, sono una persona riservata (anche se curo due blog, pubblico foto su Flickr e video su youtube) e, per età, sono molto “grande” e poco esperta di Internet .

Devo ammettere che ignoro quali siano le reali potenzialità di questo mezzo e che, nella maniera più assoluta, rispetto, e non giudico, le opinioni divergenti dalle mie.

Con l’interessante articolo di Daniela Mastromattei, dal titolo: "FACEBOOK FA MALE
Facile entrare, difficile liberarsene - I plagiati, i pentiti e le storie kafkiane"
(che riporto sotto, perché il link è cambiato), ho potuto approfondire alcune questioni e dissipare gran parte dei miei dubbi. Per ora, perciò, non ho alcuna intenzione di inserirmi!

E voi, siete iscritti oppure no? E cosa pensate di Facebook?
Anna righeblu ideeweekend

Ecco l'articolo:

FACEBOOK FA MALE
Facile entrare, difficile liberarsene. I plagiati, i pentiti e le storie kafkiane.
di Daniela Mastromattei

"Il 5% degli utenti della mega chat Facebook ha sviluppato una dipendenza compulsiva dal sistema che non va bene e che dimostra come ci sia un uso, spesso patologico, della Rete".
Parole dell'ex senatrice Maria Burani Procaccini, già presidente della commissione bicamerale per l'infanzia. Per la Burani "Facebook sta diventando una sorta di catena di Sant' Antonio che coinvolge oltre misura e che, in questi casi, comporta una sorta di totale dipendenza dal sistema, per cui c'è chi non può farne assolutamente a meno. Si tratta di qualcosa di estremamente pericoloso su cui dover riflettere seriamente."
Si può andare oltre: 120 milioni di utenti sono ostaggi di Facebook. Peccato che molti ancora non lo sappiano. Facile creare un account nel social network, ma non è altrettanto facile cancellarlo. Nipos Das, 34 anni manager americano per più di due mesi ha cercato di eliminare il suo profilo e le sue informazioni, in esso contenute, su Facebook. Nemmeno una minaccia di azione legale gli ha evitato di ricevere l'ennesima mail da parte di un reporter che, entrando in rete è riuscito a trovare il suo profilo e a contattarlo. 
Nonostante Das abbia seguito le procedure di cancellazione segnalate nel sito, i suoi dati sono ancora in possesso dei database del social network. Il sito ti permette di cancellare i dati, questi però restano memorizzati sotto forma di copie nei server di Facebook. Ironia della sorte è addirittura nato un gruppo dal titolo "Come cancellare definitivamente il tuo account da Facebook", a cui hanno aderito subito in 3000. Ora gli iscritti sono saliti a più di diecimila e la cifra sembra aumentare ora dopo ora. Al picco della popolarità gli abbandoni fanno più rumore.
Anche Bill Gates se ne è andato, come si dice nel gergo si è "suicidato". Ogni giorno in media 8000 sconosciuti volevano diventare suoi amici. Come se in un bar qualcuno volesse stringervi la mano ogni dieci secondi. Online il fastidio non è meno reale. Chissà se il fondatore di Facebook, il 24enne Mark Zuckerberg, una volta creato il suo giocattolino ( del valore pari a 16 miliardi di dollari ), ha anche capito come funziona. E scoperto i difetti.
Una volta dentro, digiti la password e scopri dove sono o cosa fanno gli amici, che alcuni hanno familiarizzato per merito tuo, che altri hanno cambiato la foto con cui presentarsi nella società telematica. Declini una serie di inviti di amanti della cucina o lettori del "Piccolo principe", quando ti va bene. Altrimenti ti puoi imbattere in gruppi dallo slogan :"Non ci sono donne che non la danno, ma solo uomini che non sanno chiederla". Devi far sapere alla cerchia di amici virtuali dove ti trovi, casa stai leggendo, quali acquisti hai fatto. Nei momenti più tristi racconti la tua vita, le delusioni amorose e i tuoi problemi. Una compagnia di assicurazioni statunitense, per negare un risarcimento di spese mediche al cliente, porterà in tribunale alcune confessioni online che dimostrerebbero la causa emotiva e non organica dei suoi disordini alimentari. Mentre il procuratore texano, per provare la colpa di un guidatore che ha ucciso un uomo in un incidente d'auto, allegherà le pagine in cui dichiara: " Non sono un alcolista, sono un iperalcolista".
Non è necessario fare cose di rilevanza penale per passare dei guai. Come sanno bene i 27 dipenenti dell'Automobile Club della Southern California licenziati per messaggi offensivi nei confronti dei colleghi. Regolarmente scambiati e letti attraverso il sito.

Secondo un recente sondaggio il 62% dei datori di lavoro britannici guarderebbe con molta attenzione le pagine di Facebook e simili prima dei colloqui. E un quarto dei candidati sarebbe stato respinto di conseguenza. Qual è il datore di lavoro che vuole un dipendente che passa le giornate a smanettare sulle pagine di Facebook? Incollato allo schermo come se stesse partorendo il miglior progetto o pezzo dell'anno. E invece sta per commettere l'ennesima gaffe, raccontando del barbecue della sera prima a casa del collega che si è guardato bene dall'invitare il suo vicino di scrivania. Oppure della bella festa a cui ha partecipato anche l'ex ragazza di Giorgio, arrivato senza la sua attuale fidanzata. E vuoi che la fidanzata di Giorgio non sia su Facebook pronta a fare una scenata non virtuale? Ma si rischia anche di chattare per mesi con qualcuno ( a cui si raccontano i fatti propri ) che si fa passare per qualcun altro. Motivo che ha spinto molti vip a fuggire da Facebook.
Ma c'è ancora chi fa a gara per avere quanti più friends, o presunti tali. Veltroni ne vanta 1.327 e poi li incontra tutti, o quasi, in discoteca.
I veri e sani rapporti di amicizia si coltivano alla luce del sole, davanti a un caffè fumante o facendo una passeggiata, soprattuto guardandosi negli occhi. E se per caso confessi a un fanatico facebooker di non far parte della tribù ti guarda come si guarda un poveraccio, un mentecatto. Pazienza. La parte sana del mondo non ci sarà mai. Si vive bene, anzi meglio, senza Facebook.

Daniela Mastromattei - da Libero del 3 Gennaio 2009


sabato 27 dicembre 2008

Torri di Roma - Torre della scimmia


[foto di gclemens da Flickr]

Tra gli innumerevoli monumenti storici, a Roma si contano anche alcune torri medievali, isolate o inglobate in edifici di epoca successiva. Una di esse è situata in Via dei Portoghesi – tra Via dell’Orso e Via dei Pianellari, nel rione Ponte – ed è nota come “Torre della Scimmia”, in ricordo di una leggenda popolare romana. 
Si narra che nella torre vivesse un nobile, con una scimmia e un unico figlio ancora in fasce.
Un giorno la scimmia avrebbe afferrato il neonato e, salita sulla sommità della torre, urlando e saltellando come un diavolo, ne avrebbe messo a repentaglio la vita facendolo penzolare nel vuoto.
L’uomo, rientrando a casa, avrebbe trovato in strada un gruppo di persone accorse, raccolte in preghiera a supplicare la Madonna per la salvezza del piccolo.
Egli stesso avrebbe fatto voto a Maria di dedicarle un tabernacolo perpetuo in cima alla torre.
Finalmente, la scimmia sarebbe tornata giù riconducendo con sé il bimbo e deponendolo nelle braccia del padre.

Da allora, per volere del nobile, davanti a una statua della Vergine posta sulla sommità della torre, è sempre accesa la luce di una lampada.
La torre, di forma quadrangolare, fu eretta in origine dai Frangipane e poi inglobata nel palazzo Scapucci.

Più che all'importanza storica, la sua notorietà si deve proprio alla leggenda legata alla scimmia.


Anna righeblu ideeweekend

Itinerari.
Piazza della Rotonda - Piazza Navona, mercatino - Piazza di Tor Sanguigna - Tevere - Castel Sant'Angelo - Via dell'Orso - Torre della scimmia

lunedì 22 dicembre 2008

Natale a Roma - Via dell’Orso

Una foto per entrare nella magica atmosfera natalizia di Roma.


Alberi di Natale sul loggiato: decorazione classica, essenziale, emozionante… basta poco, a volte, per sentire l’aria di festa!
Un angolo, uno dei tanti, non uno qualsiasi: è in Via dell’Orso, non lontano dal Porto di Ripetta.

Anna righeblu ideeweekend

Itinerari. Piazza della Rotonda - Piazza Navona, mercatino - Piazza di Tor Sanguigna - Tevere - Castel Sant'Angelo - Via dell'Orso - Torre della scimmia

martedì 25 novembre 2008

Le torri: alti e bassi

[foto di Anna righeblu ]

Da sempre le torri hanno esercitato un ruolo di richiamo e sono state considerate, anche in epoca romantica, tra gli elementi architettonici antichi più affascinanti all’interno delle città.
Alte e slanciate, per lungo tempo rappresentarono il simbolo dell’orgoglio e della potenza del comune, il fulcro visivo delle città e l’elemento di riferimento della cittadinanza.
Già presenti nei tracciati delle mura di epoca romana, le torri ebbero la loro massima diffusione nel corso del Medioevo.
La funzione, mutevole nel tempo, assunse dapprima rilevanza prevalentemente strategica e difensiva e, in seguito, rappresentativa della potenza e del prestigio delle famiglie nobili.
La pianta, inizialmente circolare, divenne quadrata o poligonale e l’altezza, dapprima contenuta, aumentò con l’idea di rappresentare un criterio di misura, quello della potenza e ricchezza del proprietario.
L’incremento dell’altezza mise a rischio la staticità delle torri che, alla fine del XII secolo, furono sottoposte alla cosiddetta “scapitozzatura”, con la demolizione delle parti più elevate, in modo che non superassero, per importanza, la torre del palazzo del governo comunale.Già in precedenza, con l’uso delle nuove armi da fuoco, le torri perimetrali si erano rivelate pericolose, perché facile bersaglio in grado di rovinare pericolosamente sulle abitazioni interne.
In seguito, per favorire i nuovi assetti urbanistici, in diverse città numerose torri furono demolite.
Solo nella cittadina Toscana di San Gimignano, l’originario apparato delle torri medievali è stato conservato, seppure in minor numero rispetto a quelle iniziali.

Anna righeblu ideeweekend

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Aggiornamento:
Nei commenti, Lydia cita il trigramma di San Bernardino, situato sulla facciata del Palazzo Pubblico di Siena.
Ecco l'immagine, ritaglio di una mia foto già poco chiara... Grazie a Lydia per le informazioni!
Anna righeblu ideeweekend

lunedì 17 novembre 2008

Fantasia...

Torniamo a volare sulle ali della Fantasia, con un po' di leggerezza...
Io adoro questo pezzo, con le ippopotame che volteggiano leggiadre, in tutù!



Anna righeblu ideeweekend

sabato 15 novembre 2008

Segnaliamo i “siti copioni”

Da qualche giorno, su diversi blog, sono diffuse segnalazioni di siti che, senza alcuna autorizzazione, pubblicano interi post, prelevandoli e incollandoli con una semplice, quanto discutibile, operazione di copia e incolla.
Anch’io sono rimasta vittima di tale operazione e, pur avendolo scoperto da qualche tempo, avevo ritenuto opportuno non citare il sito e segnalare il mio disappunto solo con un commento (rimasto non pubblicato) a un “mio” post (su Camaldoli).

Sì perché questi “Signori”, che sfruttano “coraggiosamente” il lavoro altrui, non hanno neanche il coraggio di indicare il loro nome o il contatto da qualche parte del sito…
Solo in un altro loro sito, intitolato “Test di cazz”, probabilmente intendono qualificarsi e autodefinirsi in maniera abbastanza precisa.

Rimane il fatto, assai discutibile, che questi inqualificabili “Signori” abbiano utilizzato, come se fossero degli aggregatori, non le versioni parziali dei post, ma i post integrali, con tutte le immagini, seppur con il link finale.

Che interesse ha, uno che ha letto già tutto il mio post sul loro sito, a passare poi su righeblu o ideeweekend?
Qualcuno ha detto che un aggregatore contribuisce a far conoscere il blog: vero… ma io “ho deciso” liberamente di iscrivermi agli aggregatori che ho scelto (non a tutti, qualcuno mi ha iscritto senza che io lo chiedessi…) e che pubblicano una breve sintesi dei miei post, con link all’originale.

Questi NO, NON hanno ricevuto alcuna mia richiesta d'iscrizione e riempiono, deliberatamente, il "loro" sito con i "miei" post e immagini, utilizzandoli senza il mio permesso!

Il sito, sedicente aggregatore, è www.viaggidea.info e , da quello che mi riferisce Giovanna è dello stesso “gruppo” di testdicazz.info che ha pubblicato i suoi post.
Basta cliccare su San Casciano dei bagni, Bagno Vignoni, Lazio ecc. e si ritrovano tutti i miei post, per intero.

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aggiornamento: ...e ho scoperto che cliccando sul link "blogger" c'è il mio clone
Sono senza parole....
I link di questo post saranno disattivati, non vorrei contribuire ulteriormente ad incrementare le loro visite.
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A quanto pare, di siti parassiti ce ne sono diversi e ci si sta muovendo per trovare una soluzione.
I blog che pubblicano notizie utili e che si stanno attivando sono quelli di: Giovanna, Stelladisale, Fiordisale, Jajo….

Teniamoci informati e segnaliamo i siti copioni!

identico post è su ideeweekend

Anna righeblu ideeweekend

martedì 7 ottobre 2008

Il giardino, un luogo speciale

[il giardino di Lucia]

Il giardino, anche il più modesto e piccino, ha un indubbio fascino per me, quello del luogo di riposo e di svago.
Basta la vista del verde, con fiori o senza, ed è come se planassi su un altro pianeta, pronta a riconciliarmi con la natura.
Sarà forse il desiderio inconscio di rivivere nel mitico Paradiso dell’Eden o, più realisticamente, la rappresentazione del giardino come oasi di pace e tranquillità?
L’uno e l’altro per me: il giardino è un angolo di paradiso immaginario, lontano dai ritmi, sempre più frenetici, del nostro quotidiano.

Un altro giardino, QUI

Anna righeblu ideeweekend

venerdì 3 ottobre 2008

Un giorno speciale


E' un numero considerevole di candeline, ma non me ne lamento, anzi! Cosa mi auguro? Tanta serenità.

Anna righeblu ideeweekend

[foto da google]

martedì 16 settembre 2008

Amsterdam – parcheggio scuola


Un mare di biciclette nel parcheggio di una scuola, ad Amsterdam.
Davanti alle nostre scuole, immaginiamo l’equivalente in scooter e motorini…

Questione di “cultura”, di “politica di mobilità, o altro?

Qui un’interessante illustrazione sull’uso e il possesso della bici in Europa.

La foto è di mio figlio - Agosto 2008

© Anna righeblu ideeweekend

venerdì 29 agosto 2008

Premio “brillante Webloglive” 2008


Questa volta è stata Mamma degli alieni ad assegnarmi tale riconoscimento.
Ho gradito molto il simpatico pensiero, e la ringrazio della sua generosità!


Il premio è assegnato ai siti o blog che risaltano, per la loro brillantezza nel design e nei contenuti.

Le regole da seguire, per chi lo riceve, sono:

1) scrivere un post, mostrando il premio e citando il nome di chi l’ha attribuito, con il link del suo bloglive;
2) scegliere un minimo di 7 bloglive che si ritiene siano brillanti nei loro temi o nei loro design. Esibire il loro nome e il link, quindi avvisarli di aver
ottenuto il premio "brillante WEBLOGLIVE.".

Adesso tocca a me assegnarlo
a 7 blog che apprezzo molto.

Ciascuno di essi, in maniera diversa, brilla per garbo ed originalità nei contenuti, e nella cura dell’aspetto grafico.

1- Lost in Kitchen di Giovanna e Lisa
2- Gustosamente di Cipolla-Leda
3-
Nido di scricciolo
4- La bruja
5-
Una vita in blu di Kix
6-
Michelangelo’s place
7-
Una suite in rosa di Massimo.

Buon weekend!

© Anna righeblu ideeweekend

giovedì 14 agosto 2008

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