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venerdì 3 settembre 2010

L'Oste Scuro - Finsterwirt. Locale storico di Bressanone



E' uno dei locali storici più apprezzati per la calda atmosfera degli ambienti e la creatività in cucina. 
Nella zona più centrale di Bressanone, in Vicolo del Duomo,


non può passare inosservato: è sul percorso che conduce in piazza Duomo, con uno scenografico erker fiorito sulla facciata, in parte ricoperta da un verde rampicante. 


Il locale ha origine da un'antica (1743) mescita di vini del Capitolo del Duomo... come si legge all'ingresso del ristorante:

" Fin dal 1743 ha servito i vini delle decime del Capitolo del vicino Duomo.
Per rispettare la quiete la mescita doveva terminare al calar del buio e le luci esser spente.
E nacque il nome “Oste Scuro”, preferito dagli arciduchi Eugen e Franz Ferdinand d’Este.
Dipinti originali, armi e vetri antichi ornano la stube Andreas Hofer e quella vescovile.
La “Künstlerstübele” è stata fucina di pensiero degli artisti tirolesi  Defregger e Bachlechner.
La stessa famiglia lo guida dal 1904."



Al pianterreno si trova l'osteria, con una sala interna e un gradevole e tranquillo cortile alberato; al primo piano, invece, è possibile provare il ristorante,


in un ambiente elegantemente arredato.
Sempre molto frequentato, l'"Oste Scuro" propone un menu all'insegna della creatività e della tradizione sudtirolese, con sapori decisi e abbinamenti curati.

Noi abbiamo provato i piatti dell'osteria, nel cortile fresco e ombreggiato, concludendo con un ottimo dessert... una dolce sinfonia di gusti, tra cappuccino-gelato, cioccolato e morbida dolcezza d'albicocche...


Anna Righeblu - Ideeweekend

sabato 31 luglio 2010

Beccati Questo e Beccati Quest'altro - Torri di confine

[foto da www.biomototurismo.it]
Due torri, dal nome a dir poco curioso come "Beccati Questo" e "Beccati Quest'altro", si fronteggiano beffardamente, da ben seicento anni, in territorio di Chiusi.

Nella campagna compresa tra il Lago di Chiusi e il Trasimeno, secondo alcune fonti, la torre di "Beccati Questo" fu edificata per prima, per volere della Repubblica Senese, come simbolo di controllo sul territorio.
La posizione era strategicamente adatta a sorvegliare i confini... tanto che, con lo stesso intento e con lo stesso spirito provocatorio i Perugini contrapposero, in posizione più elevata, una torre dirimpettaia, chiamandola "Beccati Quest'altro"!

Le due torri si trovavano, all'inizio, in terreno asciutto a controllare la linea di confine tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio.
In seguito, la loro funzione fu prevalentemente diretta al controllo doganale per l'attraversamento del vicino ponte sul Clanis.
Il fiume attraversava tutta la Val di Chiana e, con le sue copiose acque, aveva favorito la nascita e lo sviluppo di importanti centri etruschi.
Successivamente, però, ritenuto responsabile delle frequenti inondazioni del Tevere (in cui si riversavano le sue acque), per volere dello Stato Pontificio, fu sottoposto a opere di sbarramento per la deviazione del corso, cosa che provocò l'impaludamento della zona...

Anche la Torre di Beccati Questo fu, in gran parte, sommersa dalle acque.

[da: a.imageshack.us]
La storia successiva portò le due torri all'abbandono e al declino... fino alla recente rivalutazione con un provvidenziale restauro.
Delle due torri, una, la "Beccati Questo", è di proprietà demaniale, mentre l'altra appartiene a privati e, purtroppo, pare che nessuna delle due sia visitabile...

E' possibile, quindi, solo ammirarle dall'esterno, nell'ambito di un ipotetico itinerario, per un'idea weekend che comprenda la visita a Chiusi e al delizioso lago omonimo.

Come arrivare:
a Chiusi - Da Nord o Sud: Autostrada A1 uscita Chiusi-Chianciano Terme - a destra SS 146, proseguire in direzione Chiusi.

al lago e torri: a circa 3 Km dall'uscita A1, girare a sinistra seguendo le indicazioni "lago di Chiusi", in prossimità del lago, sulla stessa strada, si trova anche l'indicazione per le due torri.



Itinerari: Chiusi - Lago di Chiusi - Torri di "Beccati Questo" e "Beccati Quest'altro" - Castiglione del Lago - Lago Trasimeno


Anna Righeblu - Ideeweekend

martedì 20 luglio 2010

Un gatto per amico - impariamo il "gattese"


Nel tentativo di neutralizzare gli effetti del grande caldo, in questi ultimi giorni mi sto concedendo un sovradosaggio di relax, in luoghi freschi e ombreggiati.
Allo stesso modo, un gatto nero col pancino bianco, vagabondo e ramingo, sembra aver scelto l'ombra del mio cespuglio di ortensie per trascorrere le ore più calde delle ultime giornate.

L'indolenza nello sguardo del gattino, e il miagolio soffocato in risposta alle mie occhiate (più preoccupate che indagatrici) sembrano quasi un timido ringraziamento... e un sommesso:
"Ciao, mi fermo solo per un po', a sonnecchiare"...

E io, a bassa voce:
"Sì, sì, carino, puoi rimanere... purché tu non mi trasformi il cespuglio in succursale della tua lettiera!!!"


Finora non mi ha lasciato "ricordini olezzanti"... ospite discreto, a un certo punto sparisce e torna a casa...

Che abbia capito il mio messaggio? E se il suo "gattese" significasse, invece:
"Lasciami in pace, sono stremato, non vedi?"


Non lo saprò mai... ma,
pare che qualcuno abbia cercato di decodificare i comportamenti dei nostri piccoli amici tanto da pubblicare un dizionario, come si legge in questo interessante articolo di Daniela Mastromattei:



Cosa pensa il gatto del suo padrone
di Daniela Mastromattei
(pubblicato il 14 novembre 2009)
 “Dopo aver rimproverato il proprio gatto, se lo si guarda negli occhi, si è afferrati dal tremendo sospetto che abbia capito ogni parola e che la terrà a mente”. Parola di Charlotte Gray sulla “creatura indipendente, che non si considera prigioniera dell’uomo e stabilisce con lui un rapporto alla pari” (Konrad Lorenz).
Esserino dotato di classe ed eleganza, intelligente, sensibile, misterioso ed estremamente discreto, il micio ha mantenuto tutta la felinità dei suoi cugini selvaggi. Il piccolo e grazioso leone, tigre in miniatura, ha preso il posto del cane nel cuore di molte persone che lo preferiscono per la sua forte indipendenza. Il gatto, a differenza del cane, manifesta verso l’uomo una convivenza emancipata, come se volesse costantemente dirci: «Sì ti voglio bene, ma posso fare a meno di te». Oggi, oltre nove milioni di mici vivono nelle case degli italiani. Eppure spesso si ha difficoltà a stabilire subito una relazione con l’amico peloso. Per questo esce il primo dizionario bilingue per gatti e per i loro conviventi umani. Che decodifica tutti i comportamenti e le situazioni della vita quotidiana («lato umano» e «lato gatto») attraverso oltre 180 parole-chiave classificate dalla A alla Z. Il vocabolario edizione Sonda-Larousse (12,90 euro) è stato ideato dal dottor Jean Cuvelier, veterinario, e illustrato da Gilles Bonotaux, disegnatore di talento, amante degli animali. Le vignette mettono in risalto, in modo divertente, alcune situazioni con le quali tutti gli amanti dei gatti si sono confrontati almeno una volta.
Oltre 300 pagine per imparare a parlare il gattese correttamente, per capire cosa vuole dirci il nostro micio quando ci guarda con i suoi occhi sgranati, come rivolgersi a lui quando vogliamo farci ubbidire, come interpretare il suo comportamento e soprattutto per capire cosa pensa di noi?

A come acqua C come carezze
A volte il gatto si comporta in modo davvero strano. Spesso va a bere l’acqua direttamente dal rubinetto. Perché? Che gli passa per la testa. Che vuole dirci: «Qui l’acqua è decisamente migliore!». Il micio è molto esigente, spiega il veterinario nel libro, perché beva l’acqua, questa deve essere pulita e inodore. Nella ciotola, preferibilmente poco profonda ma molto larga e distante dalle crocchette, non deve cadere nessuna briciola di cibo. E a volte tira fuori le unghie. Capita che sia accoccolato tranquillamente sulle ginocchia del suo padrone e si giri improvvisamente per mordere la mano di chi lo sta accarezzando. Cos’è che pensa: «Non sopporto più le tue carezze! Villano». Questo non vuol dire che le coccole le vuole solo quando lo dice lui. Ma che il suo pelo sensibile alle troppe carezze diventa irritabile. Un po’ come se avesse una soglia massima di carezze che non può essere superata.

E come educazioneP come punizione
Non è vero che il gatto è bello ma traditore, sornione ma pronto a colpirti, seduttivo eppure in fondo anaffettivo, il felino ha una socialità complessa e articolata e il suo rapporto con l’uomo presenta ambiti e sfumature molto sottili che vanno conosciuti per poter instaurare un’amicizia profonda e autentica. Per esempio il gatto è in grado di imparare come il cane, a condizione, però di metterci arte e metodo. Quindi durante la sua educazione, se il padrone s’innervosisce nel dare un ordine, il gatto ci rimane male. Non solo. Sapete cosa pensa? «Se mi tratti con quel tono, preferisco andarmene!». Il gatto non ubbidisce al padrone perché lo considera il capo, spiega il veterinario. «Bisogna approfittare delle situazioni in cui il gatto è orientato al suo compagno, quando sta chiedendo qualcosa, per esempio il cibo». Perché una parola acquisti significato è necessario che lui l’associ a una situazione».
A volte il gatto mentre sta giocando col padrone, graffia. La reazione del padrone: abbandona il gioco e se ne va. L’amico a quattrozampe, a questo punto capisce: «Se voglio giocare con lui devo tenere a freno le unghie». L’unica vera punizione quando il micio fa qualcosa di sbagliato è togliergli qualcosa di piacevole, per esempio il gioco, l’attenzione, i bocconcini.

T come trasloco e trasportino
Il gatto vive malissimo i traslochi. Quando la tigre in miniatura si mette a graffiare mobili e a fare i bisogni sui tappeti del nuovo appartamento è davvero stressato: «Questo cambiamento di territorio non ci voleva». Per il gatto la casa è un punto di riferimento: in essa trova le sue certezze e ogni angolo gli è familiare.
E può capitare che si rifiuti di entrare nel trasportino. Ma non per fare i capricci. Sta semplicemente dicendo a gran voce: «Qui non c’è nessun odore rassicurante». Perché il trasportino diventi la sua seconda casa, spiega il veterinario, bisogna tenerlo sempre aperto e accessibile. Ci andrà regolarmente per lasciarci le proprie tracce rassicuranti. Perché, per usare le parole di Hemingway, “i gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva”.

********** 

lunedì 12 luglio 2010

Marmellata di prugne, con uvetta e cannella

E la marmellata è fatta!

Ho deciso di seguire il suggerimento di Lydia: utilizzare le mie prugne (o susine…) “goccia d’oro” (o come si chiamano) seguendo la sua ricetta che, peraltro, avevo già sperimentato con successo lo scorso anno.

C’è voluto tutto il mio coraggio… il caldo qui è insopportabile e l’idea di starmene davanti ai fornelli a rimestare non mi solleticava per niente affatto…




Ieri sera, però, ho raccolto una parte delle prugne (ce ne sono ancora!!!) e all’ALBA, ho iniziato a lavorare…  circa 8 chili di polpa, senza nocciolo…

Non ho registrato tempi né altro, quindi, se qualcuno fosse interessato, trascrivo gli ingredienti della ricetta di Lydia, per 1 Kg di polpa di prugne, poi basta moltiplicare tutto…

“1 kg di prugne già lavate e tagliate a pezzetti

400 gr di zucchero

1 mela grattugiata

200 gr di uvetta

1 limone premuto e la buccia grattugiata

1 cucchiaino scarso di cannella in polvere”…

Il resto della ricetta  con il procedimento è QUI


Le mie variazioni:

- ho ridotto la quantità di uvetta (in totale ne ho aggiunti circa 200 grammi a ¾ della cottura) e ho dimezzato la quantità di cannella.

- ho completato il procedimento di cottura in un’unica fase, iniziando con la sola frutta e aggiungendo lo zucchero all’inizio della formazione delle bollicine.

In conclusione ho ottenuto 15 barattoli di marmellata, di capacità varia…

Grazie Lydia!




Aggiornamento: ho inserito altre due immagini che ieri non riuscivo a caricare...

venerdì 9 luglio 2010

Limoni e prugne... ricetta cercasi

Anche quest'anno i miei limoni sono stramaturi e aspettano solo di essere colti e utilizzati. Ho già qualche ricetta per una marmellata, ma vorrei cambiare.
Se qualcuno volesse suggerirmi un'altra versione o un altro impiego, sarei felice di provare... non cose troppo laboriose eh...

Anche le prugne, sono quasi mature e ho idea che matureranno tutte in un baleno, perciò vorrei qualche consiglio, magari potreste segnalarmi una vostra ricetta,  anche per una marmellata di prugne... ;-)


Anna Righeblu ideeweekend

domenica 13 giugno 2010

Ottimismo e pessimismo in... rosa



L'ottimista vede la rosa e non le spine; il pessimista si fissa sulle spine, dimentico della rosa.


 (Kahlil Gibran)


E voi cosa vedete in una rosa?




Buon weekend!


Aggiornamento:


Inserisco il link di due video segnalati da due amici blogger:


Dadda-Tittieco mi segnala il video del brano "Unica rosa" di Ivano Fossati


Enrico-Lefrancbuveur mi segnala il brano di Michele Zarrillo "Una rosa blu"



giovedì 11 marzo 2010

Auguri Righeblu!!!



...3 anni di Righeblu!!!

...E vorrei ringraziare tutti, proprio tutti, amici blogger e visitatori per caso, per questi tre anni trascorsi simpaticamente insieme!

Un grande abbraccio



domenica 14 febbraio 2010

Amor sacro e amor profano - celebrazioni in arte


In tema di celebrazioni dell'Amore e dell'innamoramento, mi piace ricordare il dipinto di Tiziano "Amor Sacro e Amor Profano".
Il titolo, com'è noto, deriva dalle controverse interpretazioni dell'opera che, al contrario, nell'intento dell'autore voleva rappresentare l'esaltazione dell'amore nella sua dualità, sensuale e celestiale.
Il dipinto si trova a Roma, esposto nelle sale della Galleria Borghese.
Nel sito del Museo è consultabile una pagina dedicata all'opera.
Inoltre, nel canale Youtube del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è pubblicato un interessante video (chiudere prima la playlist in barra laterale):





Anna righeblu ideeweekend

venerdì 29 gennaio 2010

Le orecchiette di nonna Rosina

Direttamente da Gravina di Puglia, con le orecchiette di nonna Rosina, abbiamo chiuso in bellezza l'anno vecchio e festeggiato con gusto un compleanno... in coincidenza con il 31 Dicembre .
Le immagini della ricetta illustrata mostrano la preparazione delle orecchiette con salsiccia pugliese e funghi cardoncelli, ingredienti arrivati direttamente dalla Puglia in Ciociaria, e cucinati da due giovani pugliesi DOC.

Ingredienti:
orecchiette pugliesi, salsiccia, funghi cardoncelli, pomodorini, cipolla, peperoncino, vino bianco, olio, sale.

Ometto le quantità che sono per circa 14 persone.

Ovviamente le orecchiette sono state fatte a mano, una per una, dalla signora Rosina ( nonna del ragazzo che le ha cucinate) con la collaborazione del nonno.

Procedimento: Innanzitutto occorre tritare la cipolla e togliere la pelle alla salsiccia.

I giovani "cuochi" ai fornelli...

Si lascia riscaldare l'olio in una padella, si aggiunge la cipolla e, appena questa è imbiondita, la salsiccia spezzettata e il peperoncino...

Quando la salsiccia è pronta, si aggiunge dell'ottimo vino bianco e si lascia evaporare...

E non può mancare il tocco di rosso dei pomodorini in pezzi ...


Si versano quindi le orecchiette nell'acqua salata in ebollizione e...

a giusta cottura, si tirano su con il cavagnocchi e via... direttamente in padella!


Si aggiungono i funghi cardoncelli già pronti

e si mescola tutto, velocemente...


Le orecchiette di nonna Rosina sono pronte!


Magnifici sapori di Puglia... da provare!!!

Anna righeblu - ideeweekend

martedì 29 dicembre 2009

Luci di Natale in Piazza San Pietro

Nella Piazza antistante la Basilica, dietro le transenne poste a debita distanza, molti romani e numerosi turisti sostano per ammirare la rappresentazione della Natività.
Anche quest'anno l'essenza del Natale è celebrata con un enorme Presepe, posto al centro del magnifico colonnato berniniano.

Il nucleo della scena è costituito dalla ricostruzione della grotta, con le statue dei personaggi e con, ai lati, ambientazioni simboliche ispirate ad eventi narrati nei Vangeli di Matteo e Luca.

Accanto, l'enorme abete illuminato non riesce a rubare la scena al magnifico obelisco.

Per i romani, durante le festività natalizie, Piazza San Pietro rimane una delle mete preferite per una passeggiata, specialmente nel giorno di Santo Stefano, quando, terminati i festeggiamenti in famiglia, si torna alla "normalità"...

Anna righeblu ideeweekend

domenica 27 dicembre 2009

Caldo Natale...


...E abbiamo archiviato anche questo Natale, caldo e piovoso, altro che bianco!
Sembrava di essere già a Pasqua...

Caminetti accesi e atmosfere nordiche, Babbi Natale barbuti e rossovestiti, sono risultati quanto di più estraneo e lontano dall'immaginario natalizio dei più.
E diciamola tutta: anche il menù, programmato con qualche giorno d'anticipo, con i tortellini della tradizione in brodo caldo, è sembrato un tantino incoerente...
Più che la rappresentazione dell'atmosfera natalizia europea, tutta abeti e caminetti, la fastidiosa variazione termica ha evocato immagini di lontane spiagge esotiche.
Così, catapultati nell'emisfero australe, ci siamo chiesti se qualche imminente catastrofe ambientale si stesse concretizzando!

Ma qualcuno ci ha ricordato che è colpa di
el Nino, ha colpito ancora a Natale, come previsto.
E la nostra Italia, distesa nel Mediterraneo ormai più caldo degli Oceani, ha dovuto sostenere l'urto di un'onda climatica destabilizzante,
annunciata, ma ancora una volta rovinosa... purtroppo! E non sarà l'ultima...

Anna righeblu ideeweekend

martedì 17 novembre 2009

Notturno toscano

Sarteano è una delle mie mete preferite per il weekend...
Anche con pioggia e freddo, come quello di due domeniche fa, non è mai deludente...
Ancora in Novembre il piccolo giardino conserva tutto il suo fascino, con l'unica rosa rimasta
e i pochi fiori, dai colori ancora vivi, sotto la pioggia serale.

E poi si va, lungo vicoli deserti

attraversando piccole corti e angoli che paiono abbandonati, per un notturno toscano d'autunno, con passeggiata serale...

fin sotto al castello, che svetta sulla rocca con la sua mole massiccia e sinistra...

E per concludere in bellezza, si va a cena da Gagliano, a riscoprire il calore e il buon sapore della cucina autunnale toscana.


E.... Domani è un altro giorno...

Anna Righeblu Ideeweekend

giovedì 5 novembre 2009

Edgar Mueller, 3D Street artist

Non conoscevo la particolare arte di Edgar Mueller e ringrazio la mia amica blogger, Dadda - Tittieco, per avermi inviato questo Power Point (per la qualità della resa in video, purtroppo, non sono riuscita a fare di meglio...):



Una prospettiva incredibilmente sorprendente e realistica!
Mueller è considerato, a ragione, uno dei più grandi street artist al mondo e, di recente, un'agenzia italiana gli ha affidato la realizzazione di una importante opera 3D per Austria Turismo.
I video originali e le immagini delle sue opere sono qui... Che ve ne pare?


Anna righeblu ideeweekend

giovedì 29 ottobre 2009

Tipi da... ufficio

[images.movieplayer.it]

Ogni ufficio che si rispetti ne ospita un numero variabile, quale "dotazione di serie"...

Sia che si tratti di "asshole" sistematici o temporanei o di non meno sgradevoli "compagnucci della parrocchietta" nostrani, i colleghi serpenti e le colleghe streghe sono persone decisamente indesiderabili!

E... per superare i momenti critici con ironia... provate a individuare il "tipo" del collega-serpente di turno, tra i "tipi" citati in questo articolo...

Io ne ho trovati, eccome se ne ho trovati! E voi?

"Un diavolo per collega"

di Daniela Mastromattei - pubblicato su Libero del 25 -10-2009

- Vademecum di sopravvivenza in ufficio

Loro non parlano, urlano; non ridono, sghignazzano; non si scambiano idee, discutono animatamente quasi sempre della squadra del cuore come fossero al bar dello sport; non lavorano al pc, quando non stanno su Facebook, sono ipnotizzati davanti ai video più demenziali che mai siano stati messi in Rete e che naturalmente sono pure sonori. Ma di mettere le cuffie neanche a parlarne.

E che dire dei loro telefonini? Naturalmente non squillano, mandano a tutto volume improbabili suonerie (musichette odiose, sigle di programmi sfigati e animaletti parlanti). Questo Molto rumore per nulla (per citare Shakespeare) arriva dai colleghi di lavoro «altamente indesiderabili», come li definiscono Jonathan Littman e Marc Hershon, autori dello straordinario, istruttivo e divertente libro “Io odio la gente: come liberarti dagli idioti in ufficio e ottenere soddisfazione dal tuo lavoro” (edito da Corbaccio).

Rumori molesti

Schopenhauer direbbe: «Il rumore è il più impertinente di tutte le forme di interruzione. Non è solo una interruzione, è un tormento che impedisce di pensare». È stato calcolato che i lavoratori vengono distratti dai vicini di scrivania 73 volte al giorno. Tant’è che su 1500 lavoratori inglesi, 500 erano disposti a rinunciare a una settimana di ferie pur di non lavorare con persone che odiavano.

Littman e Hershon sono andati oltre. Attraverso testimonianze, interviste, test psicologici, studi e ricerche sono riusciti all’interno della grande categoria di colleghi molesti a individuare alcune “specie” di sabotatori, capetti, pugnalatori alle spalle che rendono il luogo di lavoro un campo minato. «Capire in anticipo i limiti delle persone con cui si lavora è un modo per evitare di cadere vittima dell’esasperazione», scrivono gli autori. Le aziende dedicano tempo e risorse ad analizzare la concorrenza vedendola come l’unico nemico da combattere, ignorando che all’interno si consumano guerre molto più feroci. «La gente è potenzialmente in grado di fare cose meravigliose, ma può essere anche terribilmente mediocre e negativa. L’unica persona di cui potete davvero fidarvi in questo pazzo mondo del lavoro siete voi stessi», si legge sul libro. Per usare una riflessione dello scrittore inglese, Samuel Johnson, «Odio il genere umano, perché mi ritengo uno dei suoi migliori esemplari e so quanto sono fatto male».

Ed ecco alcune tra le “specie” più dannose degli altamente indesiderabili.

Lo Stopper è il tipo che ha stroncato più carriere e rovinato più vite di ogni altro: trova sempre una ragione per bocciare le vostre idee mettendovi in ridicolo. Il Ti rubo solo un minuto, interrompe continuamente facendovi perdere la concentrazione, ma anche il bene più prezioso: il tempo. È una persona che irretisce senza che ve ne accorgiate. Apparentemente non sembra neppure così cattivo, ma «la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni». Come difendersi: date una risposta magnanima, per esempio, «ne ho cinque di minuti, ma è il massimo che posso fare».

Immancabile il Iena ridens: ti viene incontro sorridendo come una zucca di Halloween. È uno che nasconde sempre cattive intenzioni: sorride troppo per dire la verità. E chi non si è mai imbattuto in un Fuffologo: un tuttologo molto approssimativo, quasi tutto quello che sa è sbagliato. Ha voce tonante e cervello grande come un’oliva, non distingue le cose serie dalle stronzate con cui infesta l’ambiente di lavoro. In aereo non occorre che sia seduto di fianco a voi per farvi uscire di testa, il suo blaterare senza sosta è insopportabile anche cinque file indietro.

Il più pericoloso è il Bulldozer: un dominatore che crea una dipendenza piena di risentimento. Molti bulldozer sono responsabili del “bullismo in azienda”, se non di mobbing vero e proprio.

Effetto depressione

Un recente studio promosso dalla Columbia University ha rivelato che nove lavoratori su dieci sono stati maltrattati da un bulldozer almeno una volta e un terzo di loro è entrato in depressione. Gli inglesi che prendono ancor più seriamente i cattivi comportamenti in ufficio ritengono che i prepotenti possano portare alla sindrome post-tramautica da stress e gli attribuiscono la perdita di 18 milioni di giorni di lavoro: le loro vittime perdono in media una settimana di lavoro in più all’anno. Dal momento che i bulldozer non sono sempre bulli e spesso non sono nemmeno così stupidi da offendere direttamente le loro vittime, non ci si può aspettare alcun aiuto da parte della direzione. Con loro il segreto è opporsi con risposte dure ma non troppo, decise ma non minatorie usando la parola “irragionevole”. Loro alzano la cresta solo quando vedono che vi lasciate intimidire. Dimostrate tranquillamente che non vi fanno paura.

E mentre il Bulldozer di turno lo si individua subito, la Faccia di tolla è difficile da scoprire. Il colmo è che spesso viene lodato per la sua abilità nel manipolare gli altri, abilità grazie alla quale i superiori spesso lo reputano una risorsa preziosa per l’azienda. Le facce di tolla intralciano il vostro lavoro, sono maestri del sabotaggio. Non perdete tempo a psicanalizzarli per giustificare il loro comportamento, impegnatevi a riconoscerli e a guardarvi le spalle.

Così come bisogna guardarsi le spalle dal Falso come giuda, professionista della doppiezza, scaltro e imprevedibile. Siete convinti che è vostro amico, e tutto a un tratto, per qualche oscuro motivo, scoprite di averlo contro. Non che gli stiate antipatici, ce l’ha proprio con voi. Si dimostra amichevole, ma ordisce complotti machiavellici che hanno lo scopo di farvi fallire per potersi mettere in mostra lui. Può creare danni alla vostra immagine, alla vostra reputazione e può farlo nel corso di settimane o mesi, lavorando ai fianchi. Non riuscirete a prevenire le sue azioni. Di conseguenza: tocca individuarlo prima e batterlo sul tempo.

Non bisogna cedere mai alla sua sete di pettegolezzi, potrebbe usarla contro di voi. Neanche il Baro è da sottovalutare. Si riempie le tasche a spese altrui, vuole piacere a tutti, abilissimo a individuare le persone disposte a fare il suo lavoro. Ha orari d’ufficio irregolari e giustifica i suoi ritardi e le sue assenze come vaghe missioni di lavoro fuori sede. È bravo a convincervi ad andare a questa o quella riunione al suo posto, ma sorvola sui dettagli e intanto vi rifila il bidone, oltre a mettere a repentaglio le vostre performance e a rubare il vostro tempo.

contro il gossip

Sono compagni di lavori, questi, che rovinano la vita. Come metterli al tappeto per non farsi schiacciare: «Cominciate col rifiutare la cultura dell’ipocrisia “gentilezza a tutti i costi”», indica la prima regola di “Io odio la gente”, il libro che oltre a fornire gli strumenti per neutralizzare i compagni di lavoro idioti (la mamma degli idioti è sempre incinta), regala perle di saggezza per farvi diventare solisti validi e capaci di staccarvi dal gruppo.

La figura del lavoratore solista pone fine al mito americano del team e dell’efficienza del lavoro di squadra nato nel 1929 e sviluppatosi negli anni ’70. Le grandi compagnie come Apple e Google sono già popolate da solisti (anche per lo snellimento causato dalla crisi) che hanno rimpiazzato i metodi fallimentari delle riunioni fiume e delle parole in libertà. Il team ha fatto il suo tempo: non ci dimentichiamo che il credit crunch è un tragico esempio di come a un avido gruppo di teste pensanti sia stato permesso di danneggiare gli individui. Il solista ha capito che c’è un collegamento diretto tra l’impegno individuale e il risultato.

Sempre meglio soli... che in cattiva compagnia.

...di Daniela Mastromattei

pubblicato su " Libero " del 25 - 10 - 2009

Anna righeblu - ideeweekend

giovedì 22 ottobre 2009

Affreschi recuperati - Bormio, chiesa di Santo Spirito.

Un esterno così semplice trarrebbe in inganno chiunque e, se non ci fosse il cartello turistico, la chiesa di Santo Spirito passerebbe quasi inosservata.
E’ uno degli edifici più antichi e sorprendenti di Bormio, con un interno assai semplice ma pieno di affreschi particolarmente belli.

La chiesa, edificata nell’XI secolo e sconsacrata all’inizio del XIX, è stata utilizzata come magazzino e abitazione e si trova in Via Roma, poco distante dalla chiesetta di San Vitale.

Al suo interno, con una sola navata e la volta a botte, presenta numerosi affreschi, recuperati grazie ad un recente, provvidenziale restauro.

I dipinti, opera di artisti bormini come il Sermondi e milanesi come De Buris, risalirebbero al XV secolo.

La volta presenta la rappresentazione della Trinità con gli evangelisti, e la discesa dello Spirito Santo sui dodici apostoli nel giorno della Pentecoste.

Tra loro, stranamente, sono raffigurate anche la Madonna e la Maddalena, la cui presenza non è citata negli Atti degli apostoli.

Soprattutto la presenza di quest'ultima appare più insolita, anche se si giustifica con il culto che, per la Maddalena, era particolarmente sentito nel Bormino.

Se siete a Bormio, cercate la chiesa sconsacrata: è assolutamente da vedere!

Anna righeblu ideeweekend

Post correlati e itinerari: Bormio - ponte di Combo - Sciatt

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